L’ AREA ACETATI

L’Area denominata Ex Acetati è da tempo un luogo del quale la nostra Città deve riappropiarsi con l’insediamento di nuove funzioni e attività.

ll tema è complesso, interessa non solo uno spazio post industriale, ma in realtà coinvolge un rapporto con la città, che vive di relazioni commerciali e sociali, che non possono essere affrontate con un “masterplan” ed una previsione di nuovi insediamenti commerciali che hanno quale unico risultato quello di “uccidere” definitivamente i negozi , le attività commerciali dei nostri centri storici e vanno ben oltre una campagna elettorale. E diciamo con chiarezza prima di qualsiasi previsione deve essere realizzata la bonifica dell’area e un deciso secco “NO” a previsioni di nuovi centri commerciali.

Purtroppo non si possono avere tempi certi per un suo recupero; tempi dovuti alla messa in liquidazione della società proprietaria e del possibile fallimento della stessa, tempi legati alla necessaria bonifica e alla eventuale variante urbanistica.

E’ necessario avere una “visione” che abbracci un futuro di medio-lungo termine. E questa “visione” non può non considerare quello che intorno al territorio di Verbania e del VCO sta avvenendo e dal quale potremo prendere spunto anche per il rilancio di questo ex comparto produttivo.

Nella vicina area di EXPO 2015, a nord di Milano sull’asse autostradale e ferroviario che collega Milano a Verbania si sta concretizzando una operazione di riqualificazione decennale che vedrà la nascita di un “progetto di rigenerazione per uno sviluppo urbano sostenibile” con la creazione di un nuovo polo di ricerca, innovazione, istruzione, sanità, industria 4,0.

Anche noi abbiamo una area nel centro della Città che ha una simile configurazione che si chiama ex-Acetati e nella quale necessita una proposta di mix funzionali pubblici e privati, con la costruzione di un ecosistema sostenibile, un modello esemplare che deve diventare un nuovo catalizzatore urbano non solo per Verbania ma di tutto il territorio circostante strettamente collegato sia con Milano che con la Svizzera.

Per noi questo significa avere una “visione” che riconosca una centralità di attrezzature e servizi pubblici a livello sovracomunale anche con l’insediamento di attività di ricerca, formazione e servizi che possano competere a livello internazionale, permettere agli operatori privati di sviluppare la qualità, il recupero architettonico degli edifici esistenti e la funzionalità del proprio lotto, in base agli obiettivi e alle esigenze di un piano particolareggiato condiviso con le varie componenti economiche, sociali e istituzionali della Città. Applicare soluzioni tecnologiche in grado di garantire la massima sostenibilità energetica. Realizzare un “parco tematico” nel quale sviluppare innovazione per il ricercatore, ii lavoratore, lo studente, con spazi comuni e piazze condivise dove sperimentare nuovi sistemi per la mobilità. Garantire una morfologia intesa come qualità dell’ambiente costruito in equilibrio con l’ambiente naturale circostante ed interno all’area, privilegiando l’unitarietà del parco ed il suo relazionarsi con nuovi impianti sportivi, per lo svago, il tempo libero ed il divertimento.

Prendiamo spunto e costruiamo rapporti con il territorio che in tempi recenti ha ospitato EXP02015e che diventerà per tutto il nord Italia un riferimento per un nuovo modo di pensare il recupero e la rigenerazione urbana. La nostra è una “visione” che ha nelle “reti” e nelle “relazioni” un obiettivo che difficilmente potrà realizzarsi in una legislatura, ma che consentirà di porre basi solide per quello che Verbania potrà essere e diventare in un prossimo futuro.

Un mix di destinazioni d’uso sia private che pubbliche per realizzare un pezzo di città attraverso la più ampia articolazione funzionale e comprendente una molteplicità di funzioni e relazioni escludendo la specializzazione monofunzionale (terziario/commerciale) incapace a produrre integrazione e centralità , ma solo un’ennesima marginalità e perifericità.

Integrazione, centralità, interconnessioni e relazioni territoriali, infrastrutturali, urbane possibili esistenti o da prefigurare nel suo intorno superando la condizione iniziale di enclave urbanistica e coinvolgendo tutte le aree limitrofe, la viabilità di accesso, di collegamento e di transito.

E’ pertanto essenziale che l’intero processo di elaborazione degli obiettivi e delle previsioni riesca ad ottenere la massima condivisione politica, collettiva e pubblica della città.

Serve una nuova visione più rispettosa e consapevole dell’incertezza di un futuro non sufficientemente chiaro oggi, che possa determinare uno scenario possibile e itinerante. Una nuova identificazione del processo di trasformazione che sappia coinvolgere oggi quella classe sociale che non appare e tende ad allontanarsi per mancanza di opportunità, ma che invece costituisce quella probabile di domani, su cui è necessario investire positivamente coinvolgendolain un approccio innovativo: i giovani di oggi possibili protagonisti di domani come professionisti eio imprenditori, anche attraverso la scuola e l’università

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